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Cenni storici

La zona di Savigno era abitata già in età romana, come testimoniano vari toponimi riconducibili a prediali romani, come Merlano e Rodiano. Lo stesso toponimo Savigno viene ricolllegato a un fundus Sabinius o Sabinianus, appartenuto ad una gens Sabinia. Altri pensano derivi da Sabo o Sabio, uno dei nomi con cui veniva indicato Bacco antichissima divinità campestre.

La valle del Samoggia fu a lungo contesa tra Bologna e Modena e teatro di scontri e battaglie.
Un tempo tutta l’area era ricca di fortificazioni di cui restano solo testimonianze scritte: un castello si trovava sul colle che sovrasta la chiesa di Samoggia, un altro si trovava nell’attuale frazione di Rodiano, di proprietà della contessa Matilde di Canossa (le cronache riportano che resistette nel 1332 all’assalto dei Modenesi), il castello di Savigno sorgeva dove venne poi costruita la parrocchia di S. Stefano, anch’essa successivamente scomparsa.
Fin dall’inizi del secolo XII, Savigno fu sottomesso a Bologna e governato da un visconte, che deteneva la giurisdizione civile, mentre a capo della comunità locale stava un massaro, a conferma della natura agricola della zona.
Savigno è passata alla storia anche per il moto insurrezionale del 15 agosto 1843, quando alcuni patrioti affiliati alla Giovine Italia si ribellarono al governo pontificio.
La repressione fu durissima: 116 cittadini furono sottoposti a giudizio e 19 condannati a morte. In paese un obelisco in arenaria, progettato e scolpito da Tullo Golfarelli, commemora l’evento.
Dopo la prima guerra mondiale, il paese ha iniziato a sviluppare le vie di comunicazione completando le strade per i Bortolani e Montombraro, consolidando ponti sul Samoggia, introducendo l’illuminazione nel paese, sopraelevando le case e costruendo nel 1932 il Palazzo Comunale
Eretto su disegno di M. Ruffo nel 1932, è stata l’opera più importante per manodopera impiegata, per le dimensioni, per investimento economico; era una struttura per la comunità di quel periodo all’avanguardia presentando 40 ambienti destinati non solo all’esercizio amministrativo (uffici comunali, archivio, sala consiliare, appartamento del segretario e cantine con la centrale termica ed il deposito delle attrezzature comunali) ma anche per le attività socio-sanitarie e culturali del paese: le scuole, l’ambulatorio medico e la sala-teatro con stucchi e decorazioni.
Dopo la seconda guerra mondiale il paese è stato ricostruito ed ampliato con nuove strade e servizi mantenendo nel tempo la sue tradizioni contadine e promovendo la sua immagine turistica.

 

Sulle orme dei briganti

Note ai margini del moto insurrezionale di Savigno (15 Agosto 1843 )
di Vittorio Lenzi
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